Proviamo a descrivere l’adulto che vorremmo contribuire a formare , facendo nostre alcune osservazioni presenti nel Progetto Formativo.
“ L’età adulta inizia quando le decisioni che danno fisionomia concreta alla persona si avviano a diventare stabili, soprattutto nell’ambito della vocazione e della professione … da una ricerca del lavoro ad una occupazione più definita; da una ricerca vocazionale aperta, alla scelta di uno stato di vita. … Ciò non toglie che essere adulti oggi significhi anche convivere con tante incertezze e sentire il bisogno di ricentrare continuamente il proprio io nell’essenziale. Le domande formative di questa età riguardano soprattutto il senso della vita e della morte, il valore del lavoro e delle relazioni, i modi di un’appartenenza libera e responsabile alla Chiesa e di una fede non separata dalla vita personale, familiare, sociale, e impegnata in una continua lettura sapienziale della storia e dei segni dei tempi.”
La sua fede:
La formazione:
Attraverso tutto questo prende forma concreta e dinamica il progetto di Dio sulla vita di ciascuno.
La missionarietà
PENSIAMO A UN: adulto che sa amare e donare la vita che vuol dire testimoniare e generare nello stesso tempo. Per questo ci adoperiamo per promuovere persone in grado di coniugare autorealizzazione e dono di sé, fede e ragione, ascolto e dialogo. Un adulto che si adopera per costruire trame di relazioni fraterne e solidali e sa esercitare la propria responsabilità nella Chiesa e nella società.
Per alcuni possibili sviluppi
Lo sforzo che ci proponiamo di compiere è quello di rileggere quanto descritto precedentemente con i tratti dell’adulto proposti nel Progetto Formativo.
1. In primo luogo ci sembra opportuno domandarci, a partire dai dati che abbiamo raccolto, su quali strade il settore adulti di AC è chiamato a svolgere il suo compito di formazione di fedeli laici corresponsabili per l’edificazione della propria Chiesa locale e aperti alla testimonianza evangelica negli ambienti di vita. Alcuni elementi si presentano con urgenza per la vita ecclesiale e missionaria delle nostre comunità:
2. Per rispondere a queste domande ci sembra opportuno ripartire dal principale strumento che il settore ha: la vita del gruppo di AC.
Pur nella consapevolezza che nella vita dell’adulto l’autoformazione ha una notevole importanza , non si può mancare di sottolineare come il gruppo sia un luogo significativo per la formazione degli adulti. In questo contesto essi fanno emergere le proprie domande, condividono il proprio vissuto esistenziale, costruiscono una rete di relazioni.
Il gruppo associativo vuole realizzare una proposta praticabile a misura delle persone, rivolta all’essenziale, palestra di laicità, che si apre alla vita ecclesiale, familiare, professionale, civile. E’ uno spazio in cui si sperimenta la dimensione comunitaria della fede: la fede cristiana è personale, ma non individuale o soggettiva; si rimane fedeli a Cristo solo se inseriti in modo vitale nella comunità ecclesiale. Se fondanti per la vita del gruppo sono le relazioni tra le persone, è importante che ciascuno si senta direttamente coinvolto nella “ cura del gruppo”, che è cura delle relazioni, vigilanza delle dinamiche che si istaurano, programmazione e verifica delle attività del gruppo stesso. La possibilità di “frequentare” il gruppo perché pensato sui ritmi e la vita degli adulti stessi, la qualità della vita associativa che si caratterizza per l’attenzione alla persona e ai suoi bisogni, lo stretto collegamento tra formazione e vita, sono alcuni tratti che ci sembra utile indicare per aprire una nuova fase di creatività e di sperimentazione nel tentativo concreto di rilancio dell’AC.
Un primo impegno urgente da assumere sarà dunque quello di ripensare a come far ripartire gruppi di adulti nelle diverse comunità parrocchiali definendo tempi, modalità, strumenti. Inoltre senza i gruppi sul territorio l’impianto organizzativo del settore rischia di diventare preponderante e anche le attenzioni ai diversi aspetti della vita dell’adulto, che l’AC desidera coltivare, possono portare ad una frammentazione eccessiva e dispersiva per l’esperienza associativa.
Conoscere il territorio in cui si è chiamati a vivere significa essere appassionati della propria comunità, conoscerne i problemi e le stanchezze, le ricchezze e le potenzialità. Sapere ciò ci permette di trovare soluzioni realistiche ed efficaci alle difficoltà e di trovare nuove opportunità d’impegno e di azione. L’adulto di AC pur essendo a servizio, non ha soluzioni pronte perché sa che ogni parrocchia è unica nelle sue esigenze e nei suoi bisogni. E’ però capace di guardarsi intorno, di instaurare relazioni con le persone, di intrecciare legami con associazioni e movimenti del territorio e, proprio per questo, di “vedere oltre l’immediato” individuando possibili percorsi. E’ una sentinella sulla “soglia” capace di mostrare a tutti un volto accogliente e una autentica esperienza di fede.
Questa parte del programma non può venire scritta dal Centro Diocesano, ma chiede di essere scritta da ogni adulto che leggerà questo paragrafo!