La Casa di Zaccheo è la possibilità di vivere le relazioni con gli altri in un clima di fraternità e condivisione che sanno di Vangelo.
La scelta di adottare un ritmo di preghiera giornaliero (lodi, vespri, compieta) è accompagnata da un’attenzione particolare per chi è digiuno da questo tipo di percorso.
Nella Casa di Zaccheo si impara a pregare con gli altri, a comunicare la propria fede, a confrontarla; si incontra in modo originale il valore dell’essere Chiesa nelle piccole dimensioni.
Allo stesso modo, le dinamiche delle relazioni all’interno di una comunità chiedono lo sforzo di uscire dai propri schemi abitudinari, di sapersi adattare ad un uso degli spazi condivisi e di lasciarsi provocare dalla presenza dell’altro: il dialogo, l’ascolto e -perché no?- la discussione, diventano motore per una condivisione sana delle esperienze e un’opportunità di maturazione nel cammino personale. È stato sorprendente rilevare in questi sei anni come nella Casa di Zaccheo venga a crearsi un clima familiare, accogliente, caloroso; al punto tale che fare la spesa, cucinare, lavare i pavimenti…, assumono il significato della cura e dell’interesse per l’altro.
Fin dal primo accostarsi a quest’iniziativa, sono previsti una serie di colloqui con i responsabili e con il sacerdote assistente, in modo da mettere in luce il significato che l’esperienza di Casa di Zaccheo può assumere nel cammino personale di ciascuno.
È importante vigilare sulle motivazioni che spingono a partecipare: quest’esperienza non vuole essere un’isola felice, un periodo bello, intenso, ma slegato dal resto della vita. La Casa di Zaccheo, ispirandosi al brano evangelico da cui prende il nome, vuole essere un luogo di conversione e di cambiamento: abitarci significa avere il coraggio di accogliere insieme agli altri la presenza del Signore che ci viene a cercare per rinnovare la nostra vita.
La Casa di Zaccheo è un tentativo di rispondere a quella voglia di comunità e di legami autentici che sembrano nascere nel cuore di noi giovani di oggi; in un mondo dove le relazioni spesso si limitano ad un “farsi compagnia”, è bello riscoprire la gratuità e il coraggio di chi sceglie di “accompagnare” e “lasciarsi accompagnare” verso un obiettivo ben preciso: una sempre maggiore conoscenza di sé, degli altri e di Dio.