Nell’intervista alla presidente diocesana Soncini i principali punti di riferimento.
Ti chiediamo innanzitutto di ricordare quali sono le priorità che l’Azione Cattolica ambrosiana si era data nell’ultima assemblea elettiva. Abbiamo iniziato il triennio nel solco del 140° di fondazione dell’associazione e avevamo individuato cinque “sfide”, che emergevano dai documenti diocesani e nazionali. La sfida associativa, quella spirituale, la scelta educativa, la sfida culturale-laicale e quella ecclesiale. Le abbiamo tradotte in obiettivi e priorità e, per ciascuna, nel corso di questi due anni sono state compiute delle scelte concrete, ordinando ciascuna iniziativa secondo queste “sfide”. Nell’ultimo Consiglio diocesano abbiamo infine provato a farne un primo bilancio, con due obiettivi. Il primo: vedere su quali punti mirare per il terzo anno per completare il triennio e per marcare ciò che eventualmente non fosse stato ancora sufficientemente evidenziato. L’altro obiettivo: evidenziare i nodi problematici, che andranno discussi nell’assemblea 2011. Su questi aspetti problematico-critici vogliamo impostare il cammino assembleare.
Cosa ne è emerso?
Partiamo dagli elementi di forza. Abbiamo avuto riscontri positivi e molta vitalità nelle proposte spirituali dell’associazione (nella sua varietà di proposte, dai piccoli ai grandi, alle famiglie ai fidanzati) e un apprezzamento anche per le proposte culturali e laicali, cioè quelle iniziative su temi come famiglia, lavoro, migranti, ruolo del laicato e agire politico. In queste due dimensioni l’associazione ha riscontrato partecipazione, vivacità e interessanti possibilità di sviluppo per il futuro.
E cosa invece risulta più problematico o motivo di attenzione?
La vita associativa stessa ha bisogno di essere curata, rinforzata ma anche riorganizzata, alla luce delle trasformazioni pastorali che sono in corso. L’associazione va riscoperta come metodo di lavoro, come stile e come risorsa in una realtà complessa come quella odierna. Su tutto questo occorre lavorare. Inoltre, in questi due anni abbiamo lavorato molto, in centro e sul territorio, intorno al rapporto tra l’AC e la pastorale della diocesi. Ci siamo concentrati in particolare sull’attenzione alle “Comunità pastorali” (cioè le nuove esperienze di organizzazione in comunità pastorali di molte parrocchie, che pur rimanendo formalmente autonome, sono invitate a lavorare in stretto rapporto e sotto la guida di un sacerdote responsabile e il coordinamento di un direttivo formato anche da altri preti, religiosi e laici ndr). Questa nuova realtà di propone riflessioni e nuovi problemi (che sta affrontando la stessa diocesi) sui quali stiamo cercando di essere propositivi. Contemporaneamente l’AC deve ridisegnare la sua presenza. In questa ristrutturazione serve un laicato formato, corresponsabile, anche e non solo di Azione Cattolica.
I vescovi italiani hanno stabilito il tema pastorale per il prossimo decennio: l’educazione. Il fronte educativo è da sempre il carisma dell’associazione: ora “l’emergenza educativa” come viene affrontata nell’Azione Cattolica ambrosiana?
La sfida educativa in questi due anni ha interpellato prevalentemente il settore Giovani e l’Acr. Abbiamo riflettuto fino ad individuare, nell’ultimo Consiglio diocesano, due percorsi da mettere in atto. Il rinforzo della formazione per i responsabili (che raccoglie la sperimentazione del “Laboratorio della formazione") e la riscoperta della nostra specificità (anche sulla base dell’indicazione dei vescovi) nell’offrire cammini educativi per le varie fasce di età (soprattutto giovanili) a favore della costruzione della Chiesa locale. Per questo sentiamo il bisogno di istituire nuovi luoghi di confronto per rilanciare una proposta mirata e articolata secondo le esigenze attuali. Vogliamo farlo anche con l’apporto di figure professionali. Dal territorio noi cogliamo il bisogno di percorsi per educatori.
Il cammino associativo dell’AC nazionale l’anno prossimo sarà incentrato per tutti, dai ragazzi agli adulti, sul “bene comune”. Il collegamento con il tema Cei è evidente.
Sì. Il terzo anno del triennio avrà come parola chiave “Piazza” ovvero bene comune, espressione della dimensione pubblica della fede. Inoltre, il prossimo autunno ci sarà la Settimana sociale dei cattolici italiani. Sicuramente anche l’educazione, che verrà richiamata con forza dai prossimi Orientamenti pastorali, rappresenta un fronte che esprime la dimensione pubblica della fede.
Il triennio era cominciato con un tuo appello a tutti i soci per un impegno a non far scendere il numero degli aderenti sotto le 10.000 persone. In realtà l’associazione ha subito ancora una leggera flessione nei numeri e questo comporta anche problemi sul piano dei costi: il bilancio del 2009 è stato chiuso con un disavanzo d’esercizio di qualche migliaio di euro. Cosa si intende fare?
Il trend delle adesioni è andato ancora in calo, come avviene da un ventennio. Ora siamo circa 9.000. L’associazione è composta prevalentemente da adulti e, di questi, tanti anziani. C’è quindi una scommessa da rivolgere soprattutto alle nuove generazioni: ragazzi, adolescenti, giovani e adulti-giovani, che ci sono, aderiscono, ma devono trovare una qualità di vita associativa che permetta alle adesioni di stabilizzarsi. Ovviamente non possiamo avvicinare chi non è interessato per nulla alla proposta dell’AC, ma possiamo invece fare in modo che chi incontra l’associazione in tante iniziative, l’apprezzi e possa decidere anche di farvi parte in modo stabile. Come detto, il calo delle adesioni provoca anche un problema economico, poiché alcune spese organizzative non calano con il diminuire dei soci. Il problema di bilancio era già stato evidenziato dal mio predecessore Fabio Pizzul ed è stato affrontato alzando le quote di adesione all’inizio di triennio (senza più ritoccarle) e trovando un accordo con l’AC nazionale. L’accordo riguarda sia la ripartizione del debito, sia lo sconto rispetto alle quote nazionali, motivato dal rito ambrosiano che ci impone una sussidiazione specifica da garantire in loco. E proprio il pagamento delle nuove quote e del debito ci hanno fatto chiudere “in rosso”; per i prossimi anni dovremo far fronte a una quota nazionale più alta di quella realmente pagata in precedenza, ma non dovremmo più accumulare debiti. Per affrontare questi costi l’associazione, nella sua tipicità di associazione laicale, deve sviluppare la capacità di intercettare finanziamenti e bandi come quelli messi a disposizione da Regione, Provincia e altri, senza far conto esclusivamente su donazioni o aiuti da parte del mondo ecclesiale.
Guardiamo il calendario dell’anno prossimo, che il socio di AC trova pubblicato nelle pagine di questo numero di In dialogo. Cosa deve notare bene ciascuno di noi?
Ogni socio si deve annotare il giorno 10 ottobre per due ragioni. Una perché è la data di avvio dell’iter assembleare, con la consegna del materiale ai responsabili. Un cammino tipico della democrazia della nostra realtà. Quello stesso giorno, inoltre, è invitato a Milano il presidente nazionale Franco Miano, per un confronto con tutti i responsabili sulle tesi assembleari. Ciascuna associazione locale è poi invitata a coinvolgere tutti nell’iter assembleare, anche i soci sparsi, che non hanno riferimento in parrocchia e che potranno ritrovarsi a livello di Comunità pastorale o decanato. L’iter assembleare però non risolve l’anno associativo, che sarà fatto dei cammini per tutte le fasce di età. Le tappe del rinnovo associativo all’inizio coinvolgerà tutti nelle parrocchie, ma poi proseguirà con un numero ristretto di delegati. La partenza dei cammini formativi ordinari sarà per tutti, con gli appuntamenti di settembre all’insegna del tema “Siete luce del mondo”. Chiedo poi di segnare la data dell’8 dicembre: la festa dell’adesione. Prima abbiamo parlato del problema economico: il modo principale per sostenere l’associazione è aderire entro (non dopo) l’8 dicembre. Questo permette di far conto su entrate certe ed eliminare gli sprechi. Una “sana azienda” cura anche le scadenze: noi da laici dobbiamo preoccuparci di queste cose con la stessa serietà che mettiamo nella regola spirituale.
Un’ultima domanda più personale, alla nostra presidente. Dopo due anni al vertice dell’associazione diocesana che bilancio per Valentina Soncini?
È un’esperienza di cui sono fondamentalmente grata. La vivo come una cosa bella della vita: non è mai stato un peso schiacciante. È certo un impegno molto intenso…
L’AC, per inciso, è forse l’unica associazione che abbia vertici che svolgono un servizio di assoluto volontariato e nel tempo che avanza dopo il proprio lavoro…
Sì, in presidenza siamo quasi tutti lavoratori. Curiamo l’associazione come fanno tutti i nostri responsabili sul territorio, dopo gli impegni professionali. A turno si svolgono delle responsabilità che poi si riconsegnano ad altri. Sto imparando ad amare di più la Chiesa, in persone e situazioni che mi sorprendono. È bello!
a cura di Paolo Rappellino
FRASE1
«La vita associativa ha bisogno di essere curata, rinforzata ma anche riorganizzata, alla luce delle trasformazioni pastorali che sono in corso. L’associazione va riscoperta come metodo di lavoro, stile e risorsa.»
FRASE2
«L'ultimo anno del triennio associativo avrà come parola chiave “Piazza” ovvero bene comune, espressione della dimensione pubblica della fede. Su questo saremo chiamati a riflettere e a lavorare insieme.»
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