Scuola: troppi tagli danneggiano i disabili

Nuovo grido d’allarme dal mondo della scuola, con risorse sempre più limitate.

Troppi tagli a scuola: a farne le spese i disabili

 Il Coordinamento nazionale delle associazioni delle persone con la sindrome di Down (CoordDown) il 10 giugno scorso ha presentato a Roma un'indagine conoscitiva sulle classi con alunni disabili e sulla qualità dell’integrazione e del diritto allo studio (www.coordown.it). Secondo questa indagine, il 37% delle classi frequentate da alunni con disabilità supera  il limite dei 22 alunni, nonostante sia vietato dalla legge. Nei fatti, il percorso formativo degli alunni con disabilità è messo seriamente in discussione da scelte economiche ed  operative: la formazione di classi con 25-30 alunni, gli avvicendamenti ed i ritardi nelle nomine dei docenti di sostegno, la mancanza di un tetto massimo di alunni disabili per classe, la consuetudine di accorpare gli alunni con disabilità con un unico insegnante di sostegno fuori dalla classe, l’utilizzo del docente di sostegno per supplenze. Sono 18 mila gli alunni con disabilità che si trovano in condizioni precarie in classi sovraffollate ma sono addirittura 150 mila gli alunni complessivi che non avranno una scuola di qualità.

La legge cui si fa riferimento è la 104 del 1992 “Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”. L’affermazione dei diritti dei bambini e dei ragazzi disabili in ambito educativo, parte dal dettato costituzionale con gli articoli 3 e 34, che ha coniugato il diritto allo studio con il principio di uguaglianza e pari dignità sociale. Con la 104 finì l’epoca delle classi differenziali e della segregazione dei bambini e dei ragazzi disabili!

Anche Antonio Nocchetti, presidente di Tuttiascuola (www.tuttiascuola.org), associazione napoletana di genitori di ragazzi con handicap, in una intervista al Corriere della Sera, non usa la mano leggera sull’attuazione della 104 nella scuola: «Dobbiamo avere il coraggio di dire la verità: la politica non è più in grado di sopportare i disabili nelle scuole pubbliche, perché sono diventati un costo inaccettabile.»

I numeri parlano da soli: 164.392 alunni, su 4 ordini di scuola statale. Oltre 53mila insegnanti in organico a tempo indeterminato (a cui vanno aggiunti circa 40mila precari). E il quadro si complica se, a quel 2-3% di ragazzi «ufficialmente» certificati dalle Asl, si unisce - dati del Centro Studi Erickson (www.erickson.it) - un altro 15-20% con difficoltà educative, apprenditive, di comportamento e relazione. Fenomeni in crescita, dicono gli esperti. Nessun taglio ai posti di sostegno, giurano dal ministero. Però: maestro unico, in classi che hanno fino a 29 ragazzi, contro i 25 di qualche anno fa (e senza più «sdoppiamento» automatico in presenza di disabili); riduzione del personale ausiliario (quelli che portano in bagno il bimbo in sedia a rotelle); monte ore che si assottiglia, alle elementari, quando per molte famiglie con figli «speciali» la scuola è il solo porto sicuro.

Per molti anni le singole istituzioni scolastiche hanno cercato di interpretare al meglio il dettato legislativo. I docenti di sostegno che via via uscivano dai corsi abilitanti, avevano una solida formazione scientifico-tecnica  e sapevano guidare i colleghi del consiglio di classe (CdC) ad intraprendere percorsi di valorizzazione delle diverse abilità dei singoli studenti, tra cui anche i disabili. Anche le amministrazioni comunali più attente hanno contribuito fornendo stanziamenti che coprivano le diverse esigenze della persona disabile.

Si è integrati ed inclusi nel contesto scolastico quando si effettuano esperienze e si attivano apprendimenti insieme agli altri, quando si individuano obiettivi e strategie di lavoro, in una sostanziale e non solo formale, condivisione di situazioni, problemi, operatività, attività laboratoriali, studio cooperativo, esperienze umane di amicizia e di relazioni. Questo dovrebbe valere – il condizionale è d’obbligo - per i disabili, per  i normodotati, per gli stranieri, per gli allievi in situazione di disagio personale o familiare.

Bisogna anche dire che, sulle spalle dei docenti, spesso, finiscono responsabilità non loro di disfunzioni che vanificano la norma! Nelle classi di una normale scuola primaria o secondaria arrivano sempre più spesso allievi con problemi di disagio personale o familiare, di handicap non dichiarati, di DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento cioè  la dislessia o la disgrafia o la discalculia), di deprivazione socio culturale, che rendono veramente complesso il lavoro di personalizzazione dei percorsi educativi  nelle classi.

Il docente di sostegno, che è assegnato alle classi come persona competente ed esperta per tutto il CdC, svolge il suo compito finalizzato all’integrazione dell’alunno disabile facendo in modo che sia una occasione positiva di crescita per tutti gli allievi. Nonostante il loro compito sia così delicato essi vengono spesso reclutati da graduatorie “comuni” e non specialistiche e l’organico “di diritto” (cioè quello stabile) prevede, di solito, solo la metà degli insegnanti necessari. Questo si traduce in un turn over annuale proprio dei docenti specialisti, a scapito della continuità che invece sarebbe necessaria per un lavoro che vede la relazione al centro dell’intervento educativo!

Alla riduzione dei docenti di sostegno alle scuole, si è aggiunta anche la diminuzione delle ore di compresenza che consentivano ai docenti di lavorare con un gruppo più piccolo di ragazzi, sperimentando attività laboratoriali, per favorire l’apprendimento non solo del sapere ma anche del saper fare! Così ora il docente si deve letteralmente “fare in 4” per poter differenziare le proposte all’interno di una classe a seconda dei diversi livelli di apprendimento, delle diverse abilità, delle diverse conoscenze linguistiche, dei differenti stili di apprendimento… Un docente che, in buona sostanza, dovrebbe essere “Mandrake” per poter arrivare a soddisfare tutte le molteplici esigenze dei suoi allievi che richiedono uno specifico e quasi personale approccio ai saperi!

Anna Maria Contursi

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